Capo Verde – Sal Island – Santa Maria


Santa Maria e’ le donne coi figli legati sulla schiena col pareo, che trasportano sulla testa la cesta del pesce o della frutta.


Santa Maria e’ gli occhi dei bambini che giocano con le onde sulla spiaggia, o passeggiano sorridenti nello loro divise scolastiche appena suonata la campana.


Santa Maria e’ l’insistenza dei venditori di quadri di sabbia, che dal primo minuto che metti piede in spiaggia snocciolano il prontuario di italiano utile per strappanti un sorriso e farti sganciare qualche euro, o al limite, nel peggiore dei casi, qualche sigaretta.


Santa Maria e’ il ragazzotto che in apnea pesca le conchiglie, passa un ora a sbatterla sulla sabbia svuotandola del mollusco vivo, per rivenderla pochi istanti dopo sulla bancarella al pontile. Una vita marina distrutta per pochi euro.


Santa Maria e’ i cani randagi, che con il loro sguardo triste attendono senza arroganza ma solo con grande rassegnazione che un boccone cada per loro dal vostro tavolo. E che ringraziano con una toccata di muso quando capiscono che è il massimo che possono ottenere.


Santa Maria e’ l’entusiasmo dei volontari che per quattro mesi lavorano giorno e notte per salvare più tartarughe possibili dal l’inquinamento luminoso che le devia lungo il cammino verso il mare.


Santa Maria e’ la musica raggae, le trecce rasta e le bandiere della pace; e’ i taxi azzurro e giallo che per due euro ti portano in giro; e’ la corrente che salta una sera si è l’altra pure.


Santa Maria e’ il vento, e i ragazzi che cavalcano le onde con surf e piroettano coi kite.


Santa Maria e’ un mix fra le razze accomunate da questa parlata dura, che assomiglia al portoghese ma è tutta creola. È un’atmosfera a volte caraibica, a volte profondamente africana, con tutto il suo bagaglio di povertà ed ignoranza che la permea e non le permette di crescere.


Silvia Testa- Il Viaggiosauro

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