C’è una sorta di piacere nella drammaticità..
E’ come se si volesse trovare la difficoltà anche laddove non esiste.
Viaggiare è diventato semplice, e questa cosa un po’ ci disturba.

Sentirsi esploratori, avventurieri, e scoprire invece di essere parte di una massa di charteristi che sbarcano tutti nella stessa destinazione col pulmino che ci aspetta -invece di trovarci grati per la vita semplificata-, ci fa sentire banali

Vuoi mettere un viaggio di 12 scali condito da disavventure coi mezzi di trasporto, soli persi nel nulla???
Fa figo diciamocelo….
Raccontarlo, al ritorno –SE e QUANDO si fa ritorno…. – fa tanto Indiana Jones.

Forse è per quello che molti raccontano al rientro del ritardo del volo di un ora come un’odissea, o del piccolo disguido con l’aria condizionata della camera come l’evento dell’anno.
Ci piace metterla giu’ dura…..

Ma essere viaggiatori non e’ essere SOLI in una foresta aborigena o l’unico straniero su un bus in Colombia con galline e contadini.
Ne’ incidere il proprio nome sulle pietre di un tempio sperduto nella foresta amazzonica o fotografarsi con l’autoscatto  in mezzo ad un gruppo di boshimani per FAR VEDERE di esserci stati.

E’ la capacita di guardare con occhi diversi, di respirare con l’anima.
Di vivere per qualche giorno una vita diversa, fatta di ritmi differenti, seguendo le regole e lo stile di vita del luogo in cui ci troviamo accettando e cercando di comprendere le stranezze (per noi) senza giudicare.
E’ la delicatezza del non ‘inquinare’ i luoghi visitati: sia in senso letterale del termine – come lasciare in giro la lattina della Coca Cola – sia in senso lato, ovvero evitando di influenzare usi e costumi locali.

Essere VIAGGIATORI è un modus vivendi, una predisposizione se vogliamo, una voglia di accostarsi al mondo  più che di ‘invaderlo’.

Viaggiare significa guardare con occhi diversi, per tornare a casa arricchiti di emozioni ed esperienze, consci della fortuna che abbiamo di poterci permettere di farlo.

Significa non portare a casa i reperti archeologici del Macchu Picchu, ma una bella dose di amore per il bello,
una valigia di comprensione e tolleranza da ‘disperdere’ durante il resto dell’anno,
col vicino di casa, con il passante che ti chiede l’informazione, con l’etnico che in vacanza abbiamo fotografato in tutte le pose e che a Milano ci ‘infastidisce’ solo per la sua presenza.

Per fare la vera differenza fra Viaggiatore e Turista……

Silvia Testa – Il Viaggiosauro

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